Nella tradizione greca esiste un genere di canto che non si insegna a scuola e che quasi nessuno canta più: il moirologio, il lamento per i morti. Le sue radici affondano nella tragedia antica, nei cori che aprivano il lutto prima che la storia venisse raccontata. Per secoli, in molti villaggi greci, erano le donne a comporlo e a intonarlo — accanto al letto di un moribondo, o al momento della sepoltura — un canto che univa dolore, memoria e un rituale preciso di gesti.
A Olympos, il villaggio più isolato di Karpathos, una parte di questa tradizione è arrivata fino a oggi in una forma specifica. Il Venerdì Santo, dentro la chiesa del paese, le donne intonano lamenti rituali e appendono parole scritte sull'Epitaffio — la bara simbolica di Cristo portata in processione — dedicate ai parenti morti nell'ultimo anno. Il lutto cristiano della Settimana Santa e il lamento pre-cristiano per i morti si intrecciano nello stesso gesto.
Altrove in Grecia i moirologia sono quasi scomparsi, sopravvivono nella memoria più che nella pratica. A Karpathos, come per il dialetto dorico o per i costumi indossati ogni domenica a Olympos, un frammento di questo rito resiste — non come spettacolo per chi visita, ma come parte del calendario religioso del villaggio, ripetuto ogni anno per chi non c'è più.
Fonti: ricerca accademica di M. Androulaki su rituali di lutto a Olympos, Karpathos (academia.edu) — aggiornato al 3 agosto 2026.
