Nell'antichità, gli abitanti greci di Karpathos appartenevano al gruppo dei Dori, lo stesso ceppo che parlava a Sparta, a Creta, a Rodi. Il dorico era uno dei grandi dialetti del greco antico, diverso per suoni e vocaboli dallo ionico o dall'attico che si studia di solito a scuola. Quello che sorprende è che, a distanza di millenni, il dialetto parlato ancora oggi in alcuni villaggi di Karpathos — soprattutto a Olympos — conserva tracce riconoscibili di quel dorico antico.
Sono soprattutto i suoni a tradirlo. Dove il greco moderno standard usa una "i", il karpatiaco spesso mantiene una "a" più arcaica, come nei toponimi Damatria o Ahousa, o in parole come kynomalea (la salvia) e bakkounia (il papavero). In altri casi è l'opposto: una "e" diventa "i", così agalea (l'abbraccio) si dice angalia, e persino il verbo lego (dire) diventa lio.
L'isolamento geografico di Karpathos — e in particolare di Olympos, arroccata e per secoli raggiungibile solo a piedi o via mare — ha probabilmente contribuito a conservare queste forme più a lungo che altrove nel mondo greco. Oggi il dialetto convive con il greco standard nelle conversazioni quotidiane, ma nei villaggi di montagna, tra le persone più anziane, si sente ancora l'eco di una lingua che ha attraversato tremila anni quasi senza spezzarsi.
Fonti: ricerca su fonti linguistiche relative al dialetto dorico e karpatiaco — aggiornato al 27 luglio 2026.
